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Jan
27th
Sun
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5 dischi per cominciare il 2008. E se il buongiorno si vede dal mattino siamo a posto per altri undici mesi

1. Black Lips - Good, Bad, Not Evil (Vice Records)

Atlanta. L’accento biascicato (così amato) del Sud del Nordamerica recita testi politicamente scorretti, mentre un lo-fi/punk/rock’n’roll racconta, er, la stessa storia. Sarà l’identità perfetta tra forma e contenuto o sarà la semplicità del tutto, perfino eccessiva: metto il disco su, per la prima volta, durante la trasferta natalizia e mi dico: tutto questo hype e tutto qui? Tutto qui. Quattro ragazzotti che strimpellano ed una qualità del suono pietosa. Ma se volete un’opinione, alla fine it always boils down to this - il songwriting. Affilato e scintillante. Canzoni! Canzoni! Canzoni! Dio benedica la mia nuova band del cuore.
Hightlight: Navajo

2. Why? - Alopecia (Tomlab)

Suicidio, malattie, depressioni caspiche ed amplessi one-to-one. Ecco il nuovo disco di Why?, di colore completamente diverso rispetto ad Elephant Eyelash. Niente più sogni in technicolor, lenzuola umide e sagome di gomma, ché Yoni Wolf ritorna e non è un ritorno felice, solo un gran ritorno. Più hip hop, meno pop e molta solitudine: le chitarre sono claustrofobiche ed il proverbiale registro nasale sembra venire da un naso sanguinante. Un album dalla grandezza sinistra, che affascina e offende.
Highlight: These Few Presidents (NdR, intende i dollari)

3. Magnetic Fields - Distortion (Nonesuch)

Se Distortion fosse un film, il payoff reciterebbe qualcosa del tipo: from the same people that broke your heart with 69 Love Songs and I, comes a tale of tales about fuzzy feelings and nightmarish dreams. Ma il nuovo MF non è un film, è un disco shoegaze; e non uno qualunque — un album che riesce ad attingere ai crismi di genere senza suonare necessariamente come un disco di genere. Una rarità, insomma. Non un disco shoegaze dei MF, ma un disco che MF che si trova a prendere in prestito le cifre dello shoegaze. Gratti la superficie con le unghie - a parte che non si vede perché uno vorrebbe fare una cosa del genere - e riappaiono: il miglior baritono dopo Calvin Johnson e la voce femminile che, per eccellenza, fonde la timidezza di Alison Statton con la timidezza di Kim Deal interpretano tredici canzoni perfette.
Highlight: Zombie Boy

4. The Mountain Goats - Heretic Pride (4AD)

And I am coming home to you, if it’s the last thing that I do! recita il primo refrain del nuovo Mountain Goats. E conta poco che siate seguaci di vecchia data delle peripezie del pop/spoken word di John Darnielle (io lo sono) o meno, perché le canzoni di HP sono immediate, affettuose, delicatamente arrangiate con qualche arco a corredo del vero strumento, la voce. A differenza di The Sunset Tree (ed assecondando un curioso parallelismo inverso con Why?) questa manciata di canzoni è molto meno controversa del solito e molto meno dolorosa del solito. I Montain Goats sono l’apocalissi personale in una carezza, la tragedia in un abbraccio, la storia (con la s minuscola) in un verso.
Highlight: So Desperate

5. Lightspeed Champion - Falling Off the Lavender Bridge (Domino)

Di questo piccolo, ma splendido disco ho già scritto qui  e non ho molto da aggiungere.  Solo che, nel suo essere un’uscita decisamente minore rispetto ai bei  - ecco la novità rispetto al 2007 - comeback citati più sopra, è un lavoretto audace, che si permette di contenere una canzone pop di dieci minuti senza suonare ridicolo o, cosa quasi più rischiosa di questi tempi, noioso. Si dice che Dev Hynes canti come Conor Oberst, ma è solo perché metà della scuderia Saddle Creek ha partecipato alla stesura dell’album. I miei paragoni, che come molti paragoni lasciano il tempo che trovano, li ho fatti: per me FOTLB è complementare ad Alopecia come due fasi diverse della luna.
Highlight: Midnight Surprise